Si è recentemente conclusa al San Raffaele l’edizione pilota del progetto “Formare l’eccellenza: costruire competenze e creare rete nella gestione del tumore al pancreas” (sintetizzato nell’acronimo POP – Pancreatic Oncology Perceptorship), promosso e finanziato dalla Fondazione Paola Marella. Questa prima edizione ha rappresentato l’avvio di un percorso più ampio, pensato per sviluppare un modello di tutorato innovativo e replicabile, capace di coniugare formazione clinica avanzata, confronto tra specialisti e costruzione di una rete stabile di collaborazione.
Al centro del progetto non c’è un modello formativo tradizionale, fondato su lezioni frontali e sulla trasmissione teorica del sapere, ma un approccio radicalmente diverso: il tutoraggio come esperienza immersiva nella pratica clinica. Un percorso in cui l’apprendimento prende forma nel lavoro quotidiano, nel contatto diretto con i pazienti, nell’osservazione dei processi decisionali e nel confronto continuo tra professionisti chiamati a misurarsi con la complessità della cura.
Sotto la guida del Prof. Michele Reni, direttore del programma strategico del Pancreas Center e responsabile del Board Scientifico, tre oncologi selezionati dai rispettivi primari hanno avuto l’opportunità di affiancare gli specialisti del San Raffaele nella gestione quotidiana dei pazienti affetti da adenocarcinoma del pancreas. Accanto a loro, hanno partecipato anche quattro studenti specializzandi in oncologia pancreatica, a testimonianza di un percorso formativo che guarda al futuro e investe sulla crescita della nuova generazione di specialisti.
L’edizione pilota si è così configurata come un’esperienza formativa costruita sull’apprendimento “sul campo”: la discussione di casi clinici reali, l’analisi delle strategie terapeutiche, la comprensione delle dinamiche organizzative di un centro di eccellenza e il dialogo interdisciplinare. Un modello in cui la conoscenza non viene semplicemente trasmessa, ma condivisa e messa alla prova, trasformando il tutoraggio in uno spazio di crescita professionale e culturale, capace di generare competenze solide e relazioni destinate a durare nel tempo.
Al termine del corso, ai partecipanti è stato somministrato un questionario per raccogliere impressioni e riflessioni sull’esperienza. Dai feedback raccolti, sono emersi alcuni aspetti fondamentali dell’esperienza, che raccontano il valore e l’impatto del corso:
- Confronto diretto e continuo: approfondire casi clinici reali ha permesso di confrontare approcci differenti, analizzare criticità specifiche e stimolare il ragionamento clinico. Non si è trattato solo di condividere protocolli, ma di confrontarsi su decisioni concrete, errori e successi, favorendo un apprendimento reciproco che va oltre la teoria.
- Applicabilità pratica dei contenuti: strumenti e metodologie come il monitoraggio strutturato dell’andamento della terapia e l’interpretazione dei marcatori tumorali sono stati immediatamente trasferibili nella pratica quotidiana. I partecipanti hanno evidenziato come questi strumenti possano migliorare la gestione dei pazienti, ridurre variabilità e aumentare la sicurezza delle decisioni cliniche.
- Creazione di una rete di specialisti: il corso ha rafforzato l’importanza di costruire “collegamenti” stabili tra professionisti. I partecipanti hanno apprezzato la possibilità di discutere problemi comuni, trovare soluzioni condivise e creare un ambiente di collaborazione autentica. Questa rete è stata percepita non solo come strumento tecnico, ma anche come valore umano, capace di ridurre l’isolamento professionale e promuovere lo scambio continuo di conoscenze.
- Valore della formazione clinica avanzata: la formazione continua è stata indicata come essenziale per garantire che i risultati della ricerca possano tradursi in cure concrete ed efficaci. In un contesto in cui le terapie risolutive sono ancora limitate, aggiornarsi costantemente, condividere esperienze e affinare le competenze cliniche rappresenta la chiave per migliorare l’appropriatezza e la qualità delle cure.
- Esperienza umana e professionale: oltre all’aspetto tecnico, i partecipanti hanno sottolineato il valore umano del corso: conoscere colleghi motivati e competenti, vivere in prima persona i principi della Fondazione e creare relazioni basate su fiducia e collaborazione. L’esperienza ha mostrato come dalla condivisione e dall’empatia possano nascere opportunità concrete di miglioramento per i pazienti e per la crescita professionale di ciascuno.
L’edizione pilota ha rappresentato un importante punto di partenza per un modello di tutorato fondato su pratica, confronto e collaborazione tra specialisti. Il successo dell’iniziativa ha gettato solide basi per il futuro: a partire dal 23 febbraio prenderanno il via due nuove edizioni del corso, che coinvolgeranno sia il San Raffaele sia il Niguarda di Milano, continuando a promuovere formazione avanzata, scambio di competenze e crescita professionale condivisa.
