In occasione delle festività natalizie, le spedizioni riprenderanno a partire dal 15 gennaio.

Tumore al pancreas: una nuova terapia è già realtà. Perché aspettare?

*di Domenico Traversa*

Quando ho letto la storia di Rachele Cavani e la lettera che ha inviato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per sua madre, affetta da un tumore del pancreas metastatico, ho ritrovato nelle sue parole qualcosa che conosco molto bene. Nel percorso vissuto accanto a Paola ho conosciuto anch’io l’incertezza e il bisogno di capire quali possibilità di cura potessero ancora essere percorse.

Rachele chiede che a sua madre venga concessa una possibilità: accedere al daraxonrasib, una terapia mirata già disponibile negli Stati Uniti che, secondo i dati dello studio clinico RASolute 302, ha mostrato risultati significativi nei pazienti con tumore del pancreas metastatico già trattato, con una sopravvivenza quasi doppia rispetto alla chemioterapia. In Italia il farmaco non è ancora autorizzato e l’iter di valutazione è tuttora in corso.

Anche l’AIOM, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica, ha rivolto un appello a Revolution Medicines – l’azienda farmaceutica che ha sviluppato il daraxonrasib – perché renda il farmaco disponibile gratuitamente ai pazienti idonei attraverso un programma di uso compassionevole, prima dell’approvazione regolatoria.

Questi appelli non possono cadere nel vuoto.

Lo dico per quello che ho vissuto accanto a Paola e per il ruolo che oggi ricopro in AISP, come rappresentante delle associazioni dei pazienti. Uno degli obiettivi che ci siamo dati è proprio quello di favorire un accesso tempestivo alle terapie innovative. Quando una cura è già disponibile in altri Paesi, credo sia nostro dovere chiedere alle istituzioni di valutare ogni strada prevista dalla legge per consentirne l’accesso ai pazienti che ne hanno i requisiti.

Non significa mettere da parte le valutazioni scientifiche o regolatorie. Significa fare in modo che, mentre queste valutazioni proseguono, non venga esclusa nessuna possibilità concreta per chi è in attesa di una cura. Perché dietro i protocolli, le autorizzazioni e i tempi delle procedure ci sono famiglie che chiedono di poter conoscere, valutare e, quando possibile, accedere a ogni opportunità terapeutica.

Per questo mi impegno sin da subito, per il ruolo che oggi ricopro in AISP, a portare questa richiesta nelle sedi istituzionali competenti. Lo faccio anche come Presidente della Fondazione Paola Marella ETS e come marito di Paola, sapendo quanto possa contare, per una famiglia, avere una possibilità in più.

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